La mangiatrice di parole

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Amo le parole, mi nutro di parole, sono una fanatica delle parole. Le amo così visceralmente ognuna con il proprio significato, perché sono lo strumento con il quale posso soddisfare il mio bisogno di comunicazione; mi piacciono tutte: i sinonimi e i contrari; mi piacciono quelle sussurrate e più di tutte mi piacciono quelle che sono seguite dai fatti. Esistono svariati modi di comunicare: i gesti, gli sguardi, le immagini,la musica, ma le parole sono per me il mezzo più potente e più diretto, anche il più letale se vogliamo, non a caso a volte sono proprio le parole a ferirci. Parlare, o scrivere, è il mio modo più immediato di condividere la mia anima, è il mezzo attraverso cui decido di donare la parte nascosta di me, quella fatta di pensieri,emozioni,impressioni,in una parola : Me stessa. Forse è per questo che amo tanto le parole, perché mi permettono di donarmi, di raccontarmi, di essere. In questo la lingua italiana mi aiuta parecchio data la ricchezza e l’immensità del suo lessico conferisce ad ogni parola una sfumatura diversa, la più adatta ad esprimere i sentimenti in questione; stavo pensando infatti che se invece di utilizzare il verbo “donarmi” avessi usato” regalarmi”  mi avrebbe lasciato addosso una sensazione negativa, quasi di svendita o di svalutazione, mentre nel termine “donarmi” c’ è una sfumatura d’amore, forse la vedo solo io, forse c’è realmente, ma questa è la potenza e la possibilità delle parole. Le amo, e me ne nutro, si; assaporo le parole che leggo da un libro come fossero nettare ,acqua fresca, vita. Le assorbo sulla mia pelle e diventano mie, per sempre; me le porto dietro ogni giorno come un bagaglio a mano invisibile che neanche so di trasportare e quando la Vita, la mia, me lo richiede , riemergono da quella borsa a ricordarmi che quel pomeriggio d’inverno con la pioggia avevo provato le stesse cose leggendo dei versi. Sono una fanatica delle parole perché non solo mi permettono di dare, ma mi permettono di ricevere; accettare il dono di un uomo , un donna che vive chissà da quale parte del mondo, chissà quanti secoli fa ma che attraverso un libro , adesso, racconta a me la sua storia,con le sue parole, comunica con me! Come non si può rimanere incantati dalla magnificenza di questo strumento ,su cui a volte non riflettiamo ,che è la parola?

Ci sono solo un tipo di parole che non mi piacciono, che sono quelle dette per riempire i vuoti, gli imbarazzi, le cosi dette frasi di circostanza;  non le amo perché non servono a condividere un bel niente, non adempiono al loro unico fine che è la comunicazione, ma stanno li per far trascorrere il tempo di una cena, un caffè, l’attesa di un autobus, lasciandomi addosso una sensazione di tristezza, di vuoto , di non-vita e che il più delle volte non proferisco, nascondendole dietro un sorriso. Infine ci sono le parole terribili che non andrebbero mai dette, quelle che fai finta di sentire, che nascondi ma che a poco a poco crescono dentro il tuo cuore soffocandolo come se fosse stretto da un’edera rampicante; forse sono parole dette senza pensare, sono parole dette per ferire non lo so, ma so che quando le sento mi rendo conto che nonostante parliamo in continuazione , ancora non abbiamo capito la potenza della parola e come questa possa  condurci in paradiso o intrappolarci nei più freddi degli inverni.                          


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