Nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l’amore

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C’è una canzone di Fabrizio De André, una delle tante, che mi piace particolarmente ed è il Testamento di Tito; sebbene Fabrizio non fosse notoriamente un chierichetto, e in questa canzone in maniera irriverente dichiara come vengano facilmente trasgrediti i dieci comandamenti, questo brano mi ha colpito perché afferra il cuore del cristianesimo ovvero il perdono e la misericordia, interrogando le coscienze dei tanti che come me  si definiscono credenti. I versi in questione sono i seguenti:

“Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.”

Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore

La cosa più importante che ha caratterizzato quest’ anno che ci apprestiamo a concludere per me è stato il mio avvicinamento alla Chiesa, il risveglio della mia fede è avvenuta in maniera involontaria, per ragioni che sarebbero troppo lunghe da spiegare, senza particolari circostanze di difficoltà, di dolore, in un periodo che sembrava tranquillo, uno dei tanti che avevo attraversato, nel mio cuore è cambiato qualcosa e mi sono detta “Si, credo”. Nonostante in casa abbia in mia madre un esempio di bontà e fede, avevo sempre vissuto il cristianesimo come una religione a cui sono stata educata , ma che sapevo di non sentire nel mio cuore, andavo a messa a Natale, perché cosi si doveva fare,recitavo quelle formule e quei gesti che mi sembravano azioni vuote di un rituale;incredibile come invece adesso tutto abbia un senso. Il primo passo che ho fatto è stato quindi quello di credere, di cominciare ad accostarmi con costanza e consapevolezza ai Sacramenti, ma ad un certo punto non basta più, ad un certo punto per coerenza e per necessità di Verità senti l’esigenza di applicare quello in cui credi nella tua vita di tutti i giorni. E qui arriva il difficile, è qui che mi sento interrogata dai versi di De Andrè. Come possiamo definirci veri cristiani se non siamo capaci di perdonare i torti subiti ed amare incondizionatamente il prossimo, che è poi il comandamento che ci è stato lasciato? Possiamo conoscere il Vangelo a memoria, il diritto divino come dice Faber, ma senza misericordia per l’altro e la capacità di perdono che senso ha? Questa al momento è la mia difficoltà più grande, non mi ritengo incapace di perdonare, anzi al contrario quando ho ricevuto una grande delusione ho deciso di perdonare e c’ho messo tutta la volontà, ma ogni volta che rivedo quegli sguardi poco limpidi nei miei confronti, sento ripetere le stesse parole che mi hanno ferita e rivedo gli stessi atteggiamenti ambigui sento di non farcela, non è rancore, non è rivangare i torti subiti, li ho dimenticati nel momento stesso in cui ho accettato le scuse, è semplicemente dolore, il dolore della fiducia tradita. E’ il mio cuore calpestato che nonostante sia animato dalla fede non riesce più a fidarsi, non riesce più a donarsi e si trincera dietro la freddezza, il silenzio e l’indifferenza. Dovrei volere bene a questa persona, nonostante mi abbia fatto soffrire, nonostante a volte mi dia l’impressione di non contare molto se non quando ha bisogno, dovrei perdonarle il fatto di aver considerato cosi poco l’affetto e la sincerità che gratuitamente le avevo dato. Altrettanto gratuitamente dovrei ridare fiducia e perdono, senza aspettarmi nulla in cambio, ma la realtà che mi aspetterei almeno l’impegno a correggere gli errori.E so che questo non è tanto cristiano, so che ho ancora tanto da imparare e spero tanto che questo Natale insegni qualcosa a tutti:)

 

immagine dal web

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  1. Sai, io ti invidio per il fatto che sei credente. Io ho avuto un’infanzia come tutti credo, catechismo, qualche volta chierichetto, madre per un cattolicesimo buonista e padre per un socialismo buonista, ma nulla di più.
    Quando mi sono iscritto a filosofia ho approfondito molto le questioni teologiche e filosofiche riguardo dio e il cristianesimo, erano questioni che trovavo mie, inerenti anche alla mia personalità tormentata in quel periodo, anche se a rivederle con gli occhi di oggi mi sembrano ridicole, tuttavia è stato un periodo di formazione intellettuale.
    Poi ho conosciuto una persona, la mia ex, che mi ha fatto vedere le cose e il mondo da un altro lato, e da un lato è stato un bene, perché bisogna aprire gli occhi, dall’altro il suo modo estremo e duro di vedere le cose senza speranza mi ha fatto perdere completamente la fede.
    Ora, io per vivere ho bisogno di fede. E’ chiaro che da quando mi sono lasciato con la ex ho perso ancora di più la fede, salvo rari momenti in cui mi sembrava di averla ritrovata (e fede per me ha un significato particolare non proprio coincidente col cristianesimo, ma forse si chissà? ), anche se adesso credo di avere trovato un mio equilibrio nel senso che almeno non sono più un nichilista senza speranza. Però ti invidio.
    Poi hai centrato in pieno il problema del cristianesimo, la questione del perdono, è una cosa fondamentale e bellissima. E mi piacerebbe ancora, se avessi voglia e testa, leggere libri di filosofi al riguardo (se vuoi ti posso consigliare qualcosa se ti interessa approfondire il tema!).
    Riguardo il Natale invece, (volevo anche scriverci un post sul mio blog, e infatti lo scriverò poi) pur non essendo credente, sono particolarmente legato alla Pasqua, che è il vero significato del cristianesimo, molto più profondo ed anche pieno di speranza rispetto al Natale a mio avviso.
    Poi su De Andrè, ti dico solo che ora ascolto altri generi, ma “La buona novella” è stato uno di quei dischi che mi tenevano compagnia nella mia triste adolescenza, anche quello può essere considerato un disco di formazione.
    Scusa per il commento lungo, ma era bello e interessante il tuo post!
    Ps: rileggendoti tra l’altro mi accorgo dei paradossi filosofici in cui era caduta la mia ex riguardo la questione del perdono; purtroppo non sono riuscito a farle avere abbastanza fede e non sono stato abbastanza forte. Ma vabbé.

  2. Ma che scherzi?:) i commenti cosi lunghi fanno assolutamente piacere, non c’è bisogno di scusarsi , in fondo se scriviamo è perché vogliamo confrontarci:) . Il fatto che tu abbia detto che per vivere hai bisogno di fede è una cosa bellissima ed un buon punto di partenza, ti auguro davvero di raggiungerla se davvero è quello di cui hai bisogno. Quanto alla Pasqua, sicuramente è il culmine di tutto il credo cristiano, non ci piove, tant’è che la messa ricorda sempre la pasqua, ma il Natale è altrettanto importante perché rappresenta la Sua venuta sulla terra:). Comunque accetto con piacere i tuoi suggerimenti per qualche lettura:) A presto, e grazie:)

    • Devi essere molto credente per davvero! Come libri di filosofia sul tema del perdono deve essere carino “Perdonare” di Derrida (un classico, anche se non l’ho mai letto), poi uno dei libri sul cristianesimo che ho letto e che mi è rimasto più impresso è “Il capro espiatorio” di Girard: in pratica interpreta psicologicamente una serie di eventi raccontati nel Vangelo (la decollazione di Giovanni Battista, il tradimento di Pietro, Gesù che libera l’indemoniato) per dimostrare come al centro della religione cristiana ci sia stata la brillante idea della liberazione dal meccanismo del capro espiatorio (identificata nella sua massima figura in Gesù per l’appunto) – meccanismo che purtroppo ha sempre dominato ogni forma di società. Poi “La religione nei limiti della sola ragione” di Kant, che tratta il tema del cristianesimo in rapporto al male.
      Questi sono i libri che mi vengono in mente, poi ne ho letti tanti anche abbastanza pesanti! Quanti ricordi…al primo anno di Università scrivevo appunti personali interpretando le lettere di San Paolo! Come mi sembrano lontane tutte queste cose adesso…. Grazie per avermi fatto rinvagare, a presto!

      • grazie:) mettere alla prova la propria fede oltre che con la propria vita anche con queste letture può essere sicuramente costruttivo, come dicevo ad una mia cara amica, non bisogna mai sentirsi arrivati!

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