Venuto al mondo

Standard

Io la guerra in Bosnia non la ricordo, ricordo che vedevo i miei genitori guardare i  telegiornali e davanti alle notizie e alle immagini non capivo cosa stava accadendo, ero ancora piccola, ma quando sentivo nominare la Bosnia pensavo subito che fosse un posto brutto; non ci sono mai stata, ma credo che come tutti i Paesi dilaniati  dalla guerra e dalla follia umana, non nascono brutti, lo diventano. Venuto al mondo è il nuovo film di Sergio Castellitto, che porta in scena il romanzo di Margaret Mazzantini , richiamando per l’occasione Penolepe Cruz, ricostituendo in questo modo la squadra vincente di Non ti muovere.

La protagonista della storia è Gemma, una donna, una madre, che torna in Bosnia invitata dall’amico Gojco, insieme al figlio Pietro, un figlio tanto amato, tanto voluto, desiderato, e che non arrivava mai. Il viaggio è un’occasione per Gemma per rivivere gli anni orribili della guerra in Bosnia, dove lei si era recata per la sua ricerca e dove aveva conosciuto Diego, un fotografo vivace, entusiasta, affascinante seppur con un passato difficile alle spalle. Gemma divorzia dal precedente marito, e inizia un’appassionante storia d’amore con Diego, amore che purtroppo non è consacrato dalla presenza dei figli ,che purtroppo non arrivano per un problema di sterilità di Gemma. Ma Pietro alla fine arriva, in mezzo alla guerra e alla desolazione, alla violenza, anche se non arriva per coronare il sogno di Gemma e Diego, di avere una loro famiglia insieme. E non voglio aggiungere altro sulla trama per non rovinare il gusto di vederlo a chi ancora non l’ha fatto.Le storie dei protagonisti sono inserite in un mosaico di personaggi che con le loro storie, seppure accennate, contribuiscono a descrivere l’unanimità di sentimenti che si provano di fronte ad un evento terribile come la guerra. Castellitto si conferma davvero un ottimo regista, a mio parere, perchè senza scadere in sentimentalismi, violenza e volgarità, racconta gli orrori della guerra con rispetto accostandone la devastazione con il vuoto che la protagonista prova nel vivere la sua impossibilità ad essere madre. Le scene d’amore sono cariche di sensualità, una sensualità che non deriva da una serie di mugulii,nudità volgari ma da inquadrature eleganti, di dettagli che fanno ben capire quello che sta succedendo attraverso il contatto della pelle con la pelle , evidenziando l’arte di raccontare l’amore e non il sesso da telenovela. Alcune scene ricche di pathos sono poi affidate alla musica, piuttosto che alle parole, come la scena in cui Gemma lascia il marito accompagnata dall’Ave Maria di Schubert, la stessa che aveva fatto da colonna sonora alle loro nozze; o la musica dance che sancisce il drammatico momento in cui Gemma in un momento di assoluto gioco con Diego, subisce l’ennesimo aborto; si generano quindi cosi sofisticati e intensi contrasti.

Finalmente l’ho visto questo film e in particolare mi è rimasto impresso un dialogo tra i due protagonisti:

Gemma: “Come fai ad essere sempre felice?”

Diego: “E’ semplice, mi fa schifo la tristezza!”

immagine dal web

immagine dal web

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...