La passione

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11215Ieri sera dopo una settimana intensa mi sono concessa una serata davanti alla tv; non sono tra quelle che demonizzano a priori la scatola magica, a volte si trovano anche bei film e bei programmi come il caso de La Passione. Non credo che interessi a qualcuno tra l’altro, su fb non si fa altro che parlare dell’ennesima eruzione dell’Etna, Salvo dice che è colpa mia, perchè a Pasquetta, rientrando, commentavo dall’autostrada ,vedendo i contorni del gigante buono delinearsi all’orizzonte,che in fondo l’Etna è un vulcano calmo, che ogni tanto fa le sue sfuriate, ma non è fastidioso. Il ritorno alle attività quotidiane è stato traumatico, sono tornata sui libri e a scrivere articoli, sto lavorando ad alcuni interessanti, sull’omofobia e sull’imprenditoria giovanile, ma questo mi ha lasciato pochissimo tempo per dedicarmi al blog, o per sbirciare nei blog degli altri. Comunque, come sempre divago, dicevo inizialmente del film. La passione è una commedia di Carlo Mazzacurati, presentata alla Mostra di Venezia 2010.  Il protagonista della storia è Gianni,interpretato da un divertentissimo Silvio Orlando,un regista in crisi, sicuramente meno drammatico del regista in crisi di Otto e mezzo di Fellini. In seguito ad un incidente nel suo appartamento in Toscana, viene letteralmente minacciato ed incastrato dal sindaco(Stefania Sandrelli) del paesino di -non so più come si chiama- a dirigere la rappresentazione sacra del Venerdi Santo. Con la collaborazione di un ex carcerato (Giuseppe Battiston) , tra mille difficoltà, e con un soggetto per un film da trovare per rilanciare la sua carriera, Gianni riuscirà a portare a termine il suo compito. Ho iniziato a vedere questo film giusto perchè non c’era nient’altro di meglio da fare, ma a poco a poco mi ha convinto e divertito allo stesso tempo,dimostrando che in Italia si può ridere con intelligenza, senza volgarità, senza luoghi comuni, o senza costruire una commedia sugli stereotipi napoletani o romani, tanto cari per esempio a Siani. Ho trovato la commedia originale perchè ricorre ad espedienti narrativi che non fanno ancora parte del cinema italiano , come le scene immaginate dal protagonista che improvvisamente interrompono la narrazione; le caricature dei personaggi, come la padrona di casa tedesca che ospita Gianni o le scene paradossali che si alternano a passaggi amari e malinconici. Anche la presenza, a proposito di caricature, di Corrado Guzzanti nel ruolo del narcisista attore , non risulta una fastidiosa esagerazione, una stonatura, ma diverte con garbo. Non mi stupiscono pertanto le numerose candidature che questo film ha ricevuto, e i premi che Giuseppe Battiston ha ricevuto come miglior attore non protagonista ai Nastri D’argento e al David di Donatello. E’ proprio vero che a volte bisogna lasciarsi sorprendere.

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