Quando la morte fa paura

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Mia nonna dice sempre” non ti devi scantare dei morti, ma dei vivi“, cioè non devi avere paura dei morti ma dei vivi. Io invece ho paura dei morti, ma non quelli che ,pace all’anima loro, riposano nei cimiteri, ma di quelli che ogni giorno incontri per strada e che sopravvivono. E’ facilissimo riconoscerli, hanno lo sguardo spento, non si curano degli altri, non hanno un bagliore negli occhi, una passione che li travolga e li salvi, maledicono la loro vita, vuoi con le parole o vuoi semplicemente con i fatti , non vivendola la loro vita. A conoscerli più da vicino ciascuno di loro porta con sè la propria lapide, il proprio mausoleo di dolore, su cui è inciso il nome di chi li ha strappati alla vita; un amore perduto, la perdita di un figlio, un sogno infranto. Sono terrificanti, e mi fanno paura,vanno in giro come vampiri con la loro lapide al collo, rifuggendo ad ogni pallido raggio di sole, ogni mano tesa verso di loro ad aiutarli, ogni timido tentativo di amore e di solidarietà. Incatenati dal loro dolore e dalla loro frustrazione con il loro cuore morto provano a strappare la vita a chi invece attorno a loro la vita ce l’ha;vittime del destino o della loro inettitudine diventano carnefici di chi ancora ha la schiena dritta, la speranza negli occhi, sangue caldo nelle vene , un cuore che batte. Umiliano, insultano, feriscono , invidiosi di chi cammina danzando , totalmente sordi alla vita e ancora peggio a volte provano a toglierti anche l’unica cosa che ti fa vivere , dentro. Forse le mie parole sembreranno severe e piene di disprezzo, semplicemente prima cercavo di salvare queste persone quando le incontravo, ma ricevendo solo batoste ora provo verso di loro rabbia e pietà; mi arrabbio di fronte a chi getta la propria vita, a chi è cosi codardo da non tentare di rimediare ai propri errori, di riprendere questa vita per i capelli e portarla avanti, forse più lentamente degli altri, per via del proprio fardello, ma sempre meglio di chiudersi al mondo. E pietà,pietà perchè verrà un giorno, come dice Frà Cristoforo ne I promessi sposi, e si verrà purtroppo il giorno in cui si renderanno conto di averla sprecata quella vita,  e verranno consumati da rimpianti e rimorsi, e non vorrei mai essere nei loro panni. E quando li vedo avrei bisogno di un Virgilio che prende la mia mano impaurita dicendomi ” Non ti curar di lor ma guarda e passa”.

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  1. io non me la sento di giudicare….sto conoscendo via web un ragazzino di soli 16 anni che ha perso entrambi i genitori in un incidente un anno fa…..non riesce a superare la cosa…a vivere come dovrebbe…si fà del male, tagliandosi le braccia con le lamette…..va da uno psicologo ma non riesce a reagire…..bè non riesco a condannarlo, sicuramente sbaglia ma mi fa una pena immensa e non so come poterlo aiutare a capire che vale sempre la pena di vivere…..perchè per lui non è così….non ce la fà. Ed è tristissimo che a 16 anni si pensi spesso a morire più che a vivere……

    • Purtroppo la vita ci mette di fronte a situazioni drammatiche, e ci vuole il tempo per reagire, a maggior ragione se si è giovani, molte volte non si hanno gli strumenti per farlo. Verso queste persone io ho massima solidarietà, ma quanti poi in virtù delle loro ferite e dei loro fallimenti si permettono e si sentono giustificati a fare del male agli altri piuttosto che reagire? Ecco, sono queste le persone di cui parlo..

  2. Anch’io a volte la penso come te. Con la differenza che spesso individuo queste categorie di “morti ambulanti” in quelli che hanno la più comune delle vite, e che comunque insultano, giudicano, sono invidiosi come dicevi tu. Quelli che hanno invece avuto dei problemi seri e gravi, beh per loro Cristo è il primo a stare dalla loro parte. E giustamente come dicevi tu è difficile convincere persone; ma la maggior parte delle persone si difende aggredendo unicamente per orgoglio, perché siamo tutti fragili : ) Complimenti per le belle riflessioni che ti poni spesso : )

  3. Di persone morte che camminano è pieno il mondo e fra queste ce n’è di irrimediabilmente cattive. Ma ce n’è tante il cui dolore di vivere merita il nostro rispetto e cristianamente e laicamente vanno comprese e aiutate.
    Nicola

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