L’eleganza del riccio

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leleganza-del-riccio1Non ho mai letto un libro in maniera più rottambulesca di questa; un libro che mi ha insegnato ad amare le attese,dato che non avendo tempo l’ho letto mentre attendevo sempre qualcosa come poteva essere il mezzo di trasporto, un appuntamento, il pranzo, ed in effetti le ultime pagine, forse le più belle di tutto il libro, le ho finite tra la cena e il dopo cena praticamente. Sto parlando de L’eleganza del riccio, successo di Muriel Barbery di qualche anno fa,ma io non seguo mai la moda e leggo i casi editoriali quando ormai non ne parla più nessuno, e chissà quando l’avrei letto se non me l’avesse regalato un’amica; si era sparsa la voce che lo volessi leggere,perchè ogni volta che si parlava di libri da leggere lo nominavo, ma quando andavo in libreria uscivo sempre con qualcos’altro, sono fatta cosi. Ho scoperto solo adesso tra l’altro che hanno fatto pure un film che spero di guardare a questo punto.

Ci troviamo al numero 7 di rue de Grenelle,a Parigi, Paloma e Renée, protagoniste e voci narranti del libro, ci consegnano un’affresco dell’alta borghesia parigina che abita in questo elegante palazzo, descrivendone con uno sguardo ironico e divertente gli schemi,i vezzi, le follie. Paloma è la figlia adolescente di un ministro,vive con la sorella Colombe,una brillante studentessa, figlia di papà che per rendersi alternativa si veste come una stracciona, ma che disprezza i ceti inferiori;la madre invece è la classica donna borghese che passa il tempo tra the, appuntamenti dallo psicanalista e shopping. Cresciuta in un mondo che vive di superficialità e un inconsapevole mediocrità intellettuale che si concretizza nei vaneggiamenti volti a dimostrare in realtà il contrario, e dotata di un’intelligenza acuta che non le risparmia l’amarezza di mostrarle i paradossi e l’assurdità dell’esistenza umana, Paloma decide di suicidarsi, però prima scrive un diario dove appunta i suoi pensieri e le sue riflessioni. Renée invece è la portinaia cinquantenne,apparentemente scialba, è intenzionata a nascondere  il suo brillante acume e la sua straordinaria cultura, convinta, a seguito di un dramma familiare, che cercare di elevarsi dal proprio rango e ostentarlo per giunta,non porti a nulla di buono. Seppure distanti per età e ceto sociale, le esistenze di Paloma e Renée sono uguali, le due protagoniste sono spettatrici e croniste disincantate, quasi ciniche della vita del palazzo; la maggior parte del libro appare un esercizio del pensiero umano, una brillante speculazione filosofica sulla vita, sull’arte,sul linguaggio, in particolar modo, uno sfoggio di erudizione da cui rimanere affascinati senza dubbio, ma appare scarno e vuoto agli occhi di chi, come me , è abituato ad emozionarsi, vivere le storie dei protagonisti e commuoversi con loro. Ma la vita di Paloma e Renée e le sorti del libro vengono del tutto capovolte quando arriva Kakuro Ozu, serafico e affascinante regista giapponese,il quale corteggiato da tutti gli abitanti, nota gli essere più invisibile del 7 di rue de Grenelle,stringendo amicizia con le due protagoniste; nasce una famiglia, non di sangue,ma di anime affini,il che è ancora più significativo, con un finale a sorpresa che concede ai sentimentali ed empatici come me qualche batticuore,ma soprattutto la consapevolezza che l’amore può salvare anche le vite più vuote, i cuori più aridi, e se anche vissuto per pochi minuti ne è valsa la pena.

“Tutto quello che dobbiamo vivere è pioggia battente che si trasforma in luce”

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