Ti prendo e ti porto via

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Quello che più mi manca nel periodo degli esami è la lettura, il tempo è divorato dai volumi di chimica e non posso mai ristorarmi con il mio passatempo preferito. Cosi tolto il pensiero,  ho divorato le ultime cento pagine che mi restavano di Ti prendo e ti porto via,classico di Ammaniti sul quale sembrava essersi riversata una maledizione, lo iniziavo e lo dovevo sempre interrompere, l’ho letto sempre a singhiozzi,ma la costanza premia ,si sa e alla fine me lo sono goduto fino all’ultima pagina. Devo dire che forse la scelta di parlarne oggi è pure azzeccata dato che una dei protagonisti è proprio una donna.

Probabilmente molti di voi lo avranno già letto, comunque è doveroso un breve cenno della storia. Le vicende sono ambientate nel paesino immaginario , si presume del Centro Italia, di Ischiano Scalo; un borgo piccolo, circondato da campagna, dove in qualche modo tutti si conoscono. Da questo piccolo centro è andato via Graziano Biglia, in cerca di successo come musicista, il classico belloccio abbronzato e diciamolo un po’ tamarro e indisponente che ha passato la vita a collezionare avventure amorose nei villaggi turistici, finchè non ha incontrato l’aspirante soubrette Erica. Graziano torna quindi a Ischiano Scalo con il desiderio di mettere fine a questa vita mondana e formare famiglia con Erica che ovviamente non è d’accordo e gli dà il bel servito.  Il paesino è teatro delle avventure di molteplici personaggi, il bidello Italo Miele, il figlio Bruno poliziotto, il preside della scuola, la vicepreside Gatta,la prostituta e per tutti Ammaniti trova un piccolo posto nella storia per raccontarci di loro e delle relazioni tra i personaggi, ricorrendo all’espediente del narratore esterno per raccontarci questa storia. In mezzo a questo carillion di personaggi cosi caratterizzanti da rappresentare quasi delle categorie umane, delle maschere del carnevale, silenzioso e timido vive il piccolo Pietro, in una famiglia umile  di fattori, in cui il padre è spesso violento e nervoso,la madre depressa e il fratello maggiore un pastore metellaro che pensa solo ad accoppiarsi con la fidanzata; Pietro studia, non disturba nessuno, ma è costantemente vittima dei bulletti della scuola, la banda del Pierini. Nessuno sembra credere in Pietro, tranne la sua unica e migliore amica,la ricca,bella e vivace Gloria, e la professoressa Flora Palmieri, e proprio lei è la donna di cui vi parlavo inizialmente. Flora è una giovane donna, molto bella, ma a seguito di una tentata violenza subita da adolescente ha sempre represso la sua bellezza e ha allontanato da sè ogni possibile storia d’amore, ogni possibile occasione di felicità, finchè non diventa preda dell’insaziabile Biglia. La vita trascorre tranquilla e monotona ad Ischiano Scalo fin quando la banda del Pierini coinvolge il remissivo Pietro in un atto di vandalismo ai danni della scuola che cambierà per sempre il destino di Pietro e della professore Flora, e non dico altro per non togliervi il gusto di scoprire pagina dopo pagina la storia.

Devo essere sincera, inizialmente il libro non mi prendeva, non sapevo cosa aspettarmi, il libro infatti è strutturato in paragrafi ed ognuno di questi fornisce delle retrospettive su ognuno dei personaggi ,saltando da un protagonista all’altro, inserendo personaggi secondari che non sembrano avere nulla a che fare con la narrazione e che di fatto sono solo accessori ; tutto ciò interrompeva la continuità della narrazione, dando l’impressione di un racconto frammentario e superficiale. Procedendo però con la lettura il quadro diventa più completo, e si ottiene un’istantenea efficace di tutti i personaggi, i luoghi sapientemente descritti dal narratore, arricchendone anche la trama. Tuttavia il libro mi lascia un pò con l’amaro in bocca, non a caso infatti ho utilizzato il termine istantenea qualche riga fa, il libro infatti rende perfettamente l’idea di quello che vuole raccontare, ogni personaggio,ogni evento è descritto con molti particolari,tanto da sembrare quasi una sceneggiatura di un film,ed in effetti secondo me si presterebbe bene ad una trasposizione cinematografica, ma non lascia grandi spazi all’emozione o all’immedesimazione, probabilmente proprio per il grande numero di personaggi,e va da sè che proprio l’immedesimazione è la forza  che trascina il lettore nelle avventure del libro, invece l’impressione che ho avuto alla fine di questo libro è di aver assistito ad una storia dall’esterno ma non di non aver partecipato alle vite dei personaggi, è come se il lettore fosse relegato in un angolino ad ammirare un quadro, ricco di colori, sfumature,ma solo un quadro.

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