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E la città si sveglia….

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Adoro vedersi svegliare la città, con le casalinghe ancora in pigiama che aprono le finestre, gli adolescenti imbronciati che camminando verso scuola sorridono alla vista dei compagni , con i loro capelli e i loro pensieri attorcigliati, e non sanno quanto sono belli. I bambini con gli zaini più grandi di loro, i cagnolini che passeggiano con i padroni e gli studenti universitari e i loro indispensabili caffè. Mi piace vedere il sole tenue del mattino poggiarsi sui monumenti del centro storico, le saracinesche dei negozi aprirsi e cigolare addormentate,gli antichi palazzi che mi restituiscono per qualche istante la Catania del Bell’Antonio. Siamo tutti guerrieri di passaggio, destini incrociati per qualche istante sull’asfalto, un caotico traffico chiamato vita.

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La fiera dei morti

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Ogni anno a Catania nei giorni delle festività di tutti i santi e la commemorazione dei defunti si svolge la fiera dei morti, una grande esposizione di stand e bancarelle che accoglie famiglie da tutta la provincia e anche da fuori. Onestamente non c’ero mai stata,e capisco se mio padre affrontava un’ora e mezza di traffico per buttarsi poi in un mare di folla XD
A me però le fiere mettono allegria,il chiacchiericcio della gente, gli incontri con le persone, gli slogan divertente dei venditori; e poi la musica e le luci del lunapark. Un’esplosione di popolarità e in questo caso si può dire di catanesita’:)
C’è anche chi riesce a fare qualche affare ma non è stato il mio caso visto che il mio fidanzato si fermava ad ogni bancarella di cibo o alle dimostrazioni degli utensili da cucina; non capiro’ a che cosa possa mai servire un aggeggio per sbucciare l’ananas!
Sarà per la prossima volta 😉

Chissà com’era….

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Ieri ero sull’autobus di ritorno da un altro incarico, in questi giorni infatti si sta svolgendo a Catania il Trailers Filmfest, e l’ospite di questa edizione è stato Federico Moccia,che ieri ha tenuto un incontro con gli studenti di Catania che ho dovuto documentare. E’ un periodo di grande fermento a Catania, dopo il Sonicafest dello scorso week-end , questo sarà caratterizzato da due eventi altrettanto importanti appunto come il Trailers Filmfest, il Marranzano Festival,dedicato alla musica folkloristica e siciliana, ma non solo questo week-end e il prossimo ci sarà l’annuale sagra del pistacchio a Bronte, gnam gnam ,spero di andarci! :D:D .

Devo dirvi che partecipare all’incontro di Moccia non è stato facile per me, per fortuna ero accompagnata dal Biondo che si è trascinato un innocente amico immolato anche lui davanti al padre delle bimbeminkia, qui si chiamano cosi le bimbette stupide che sono state generate da Moccia o forse sarebbe meglio dire che hanno trovato linfa vitale nei suoi libri. Dico cosi perchè lo scrittore non mi sembrava tanto consapevole del danno che ha fatto e quindi credo che in realtà le bimbetteminkia (scritto appositamente con la k) esistessero già da prima ma hanno trovato un humus ideale nei racconti e nei film dell’ignaro Moccia. Io ero partita da casa con le peggiori intenzioni e armata di pregiudizi, io li ho visti i suoi film e purtroppo non mi piacciono,non riescono ad emozionarmi o ad identificare le mie emozioni, ed in fondo Tre metri sopra il cielo quando io andavo al liceo. Per cui cosa mai ne poteva sapere Moccia degli universitari di oggi? Probabilmente , ne sono sicura, sarà ricorso ai soliti stereotipi. Tuttavia Moccia è talmente buono,gentile,umile e tenero,oserei dire,che non sono riuscita nell’intento di detestarlo, niente non ce l’ho fatta,sono tornata a casa con la coda tra le gambe.

E quindi ritorniamo all’inizio di questo post, io sull’autobus. L’autista ascoltava radio Margherita che voglio dire trasmette le canzoni di Milva, quando finalmente partono le note de La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De Andrè. Le canzoni di Faber hanno la straordinaria capacità di evocare gli anni in cui sono nate. Mi sono chiesta, e ho cominciato a sognare come poteva essere Catania in quegli anni,negli anni 70. I ragazzi capelloni, le ragazze con quei vestiti colorati e sgargianti, le cabine telefoniche, e i telefoni a casa dove per chiamare dovevi alzare la cornetta e premere il tasto, oppure addirittura girare il disco con i numeri, io gioco ancora con il telefono dei nonni , che poesia! Ho immaginato quel tratto del Viale Mario Rapisardi, forse il tratto più affollato, colorato del vintage color seppia che abbiamo impostato nelle nostre modernissime fotocamere digitali, con le vecchie 127 parcheggiate al posto delle modernissime smart, immaginando il suono della canzone che stavo ascoltando arrivare distorto da un giradischi del bar. Chissà, com’era….:)

 

Guardarsi allo specchio, Con il fiato sospeso

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Tengo ad iniziare questo post, con un sentito grazie per essere accorsi in mio soccorso quando temevo di avervi persi tutti, e invece siamo ancora qui, come Noè e i suoi animali dopo il Diluvio ; solo che in questo caso, si è trattato neanche di pioggia, ma solo di un tuono in lontananza. E va bè, non ho sangue freddo :P.

Ieri sera sono andata a vedere il corto Con il fiato sospeso di cui vi ho già parlato (https://cabinarmadio.wordpress.com/2013/08/22/con-il-fiato-sospeso-il-caso-farmacia-al-festival-di-venezia/). Non capisco perchè un cinema dove fanno la più bella programmazione di Catania, con film impegnati e d’autore, si debba trovare nel quartiere delle passeggiatrici! Piccola digressione. Come preannunciato dalla stessa regista il cortometraggio non è stata un’inchiesta,nè un atto di denuncia;presentandosi nella forma di un’intervista ad una giovane studentessa interpretata da Alba Rohrwacher, racconta le esperienze degli studenti coinvolti nel periodo del disastro. Nonostante il tatto con cui è stato trattato l’argomento, e la naturalezza con cui ha recitato Alba ,tanto da farla sembrare reale, per me il corto, durato una mezz’oretta, è stato forte, fortissimo. Per me è stato come specchiarmi nel racconto della protagonista,complici forse anche qualche inquadratura della Facoltà di Farmacia di Catania ( il film si apre con immagini notturne dell’edificio, sembrava più un film horror, ma è più o meno come vedo io la facoltà :P); la speranza di un futuro, la curiosità, i sacrifici,l’orgoglio dei genitori ma sopratutto la passione e questa misteriosa sconosciuta, la chimica, che ti trasporta nel suo mondo, e davvero, dopo sembra che tu non possa più vivere sempre. Succede questo quando cominci a conoscerla, quando le sue regole si svelano e tu capisci che questo  è quello che vuoi studiare, questo è quello che ti piace fare. La prima volta in un laboratorio poi non si scorda mai,entri timida,eccitata, piena di paura, di non essere all’altezza, con il tuo primo camice,sicuramente meno affascinante di quello dei medici agli occhi dei più,ma che poi diventa la tua seconda pelle; e poi ti ritrovi a vedere un film che ritrae quei piccoli oggetti, la pipetta,la pipetta pasteur, il vetrino da orologio, i contenitori con i solventi, la bilancia analitica,e sono familiari come i piatti che hai in casa. Queste immagini assolutamente realistiche che sono state mostrate ( realistiche tranne che per il fatto che se noi studenti andassimo in giro nei laboratori senza guanti,mascherina e con il camice sbottonato ci butterebbero fuori) erano commentate da un lato dal racconto della studentessa protagonista, e dall’altro dai diari di Emanuele,il giovane ricercatore morte nel 2003 da cui è nato il caso. Da un lato la passione, l’entusiasmo , lo studio e dall’altro i veleni, il peggiore di tutti, un sogno che finisce,e nel caso di Emanuele, una vita che finisce, anche se ancora le indagini non hanno del tutto stabilito le responsabilità. Tutto questo non può lasciare indifferente nessuno, ma soprattutto chi animato dalla stessa passione studia ogni giorno , affronta il freddo e la pioggia per andare a lezione o in laboratorio, supera le difficoltà (tante, davvero tante) che incontriamo quotidianamente. Proprio come il titolo del film , sono stata al cinema tutto il tempo con il fiato sospeso e il magone si è tramutato in lacrime quando un pensiero, il solito quando si parla di questa storia,mi è venuto alla mente: Emanuele era un ragazzo come noi.

 

Caronte

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“Chi prova sole non lo lascia piùùùù”, tranquilli amici il caldo infernale di oggi non mi ha dato alla testa,riflettevo solo su come certi gingle,anche stupidi, rimangono poi nella nostra mente;l’associazione di idee non è delle più sopraffine, voglio dire, con il caldo di oggi, sarebbe impossibile dimenticarsi dell’esistenza del sole, è li che ti picchia sulla testa,sembra quasi fondere la lamiera dell’auto. Anche quest’anno è tornato Caronte a farci compagnia e tra qualche anno questo nome non ricorderà più il traghettatore delle anime, e al posto di dire “c’è caldo!” diremo “c’è un Caronte oggi, quanti gradi saranno?”Che poi credo non le fa traghettare neanche bene, dato che alcune “anime” sono tornate dall’oltretomba,nulla di soprannaturale comunque.Ad ogni modo oggi sono stata ancora qui , a Catania, ho avuto un colloquio a cui tengo tantissimo e per cui incrocio le dita, e la registrazione dell’esame dato qualche giorno fa; lo so che non lo avete dimenticato, e come avreste potuto, mi sono portata la testa! Oggi per arrivare in facoltà ho fatto un giro diverso, sono passata da Cibali,zona storica e popolare di Catania, e forse perchè erano solo le 8 del mattino, ma ho trovato affascinante vedere la città svegliarsi, i negozianti aprire i negozi,scambiarsi le prime notizie e opinioni. Ad ogni modo oggi l’atmosfera era davvero spettrale, a parte il caldo, in facoltà  non c’era nessuno, davvero pochi disperati, gli ultimi ,a fare esami e tenetevi forte, un venditore ambulante, un piccolo chiosco davanti all’ingresso della cittadella universitaria che vendeva beni di prima necessità per uno studente,quaderni, penne, articoli di cartoleria vari; è proprio vero che la crisi aguzza l’ingegno, in tanti anni di scuola e università non avevo mai visto una cosa del  genere!Alla fine la materia l’ho registrato, con un gentile professore che porgendomi il compito mi diceva” mentre lei riguarda il suo compito io inizio a registrare?” e io nella mia testa” scriva,scriva…”. Ad ogni modo, mercoledi si parte, direzione mare, quindi amici, vi sto salutando, ma solo per qualche giorno, sarò già qui per il fine settimana, in tempo per i festeggiamenti del patrono di Misterbianco. Il primo tuffo è quello più atteso, e per me ha avuto quasi un significato mistico, come un abluzione sacra in cui lasciare il vecchio di te e cosi nel primo tuffo,tanto tanto desiderato, voglio lasciare un pò di stanchezza, le delusioni e la pesantezza della prima parte di quest’anno, anche se non posso davvero lamentarmi,in questo momento, non me lo voglio chiamare, ma mi sento serena; anche se ,sapete cosa ho imparato? Quando si abbassa la guardia, quando tiri quel sospiro di sollievo che arriva sempre qualcuno o qualcosa pronti a turbarti,dico io.Ma non ci riusciranno giusto?:D  Insomma, ci salutiamo, ora che c’è un pò di calma, e ci risentiamo tra pochissimo,spero di avere più tempo per leggervi tutti, questa prima settimana di libertà l’ho vissuta in auto tra Misterbianco e CataniaXD. Vi lascio una canzone(che romanticismo), non perchè sia la più adatta, ma perchè l’ho beccata due volte in radio oggi, ci sarà un perchè: è l’unica canzone degli Staio che conosco,ammetto l’ignoranza,ha quel nostalgico retrogusto anni 80 con i sintetizzatori e le tastiere,ma ha davvero il suo fascino dopo tutti questi anni! Baci:)

Etnacomics 2013

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images (1)Un anticipo di caldo è arrivato a Catania questa domenica,quando presso il centro fieristico de Le Ciminiere si è svolto l’annuale appuntamento con la fiera internazionale del fumetto, la quinta in Italia ho sentito dire, l’Etnacomics. Questo è il secondo anno che partecipo, l’anno scorso sono andata incuriosita dall’entusiasmo del Biondo, vero appassionato e che aspetta sempre con grande entusiasmo questo giorno per tutto l’anno,e si sa, l’entusiasmo degli adolescenti è contagioso. Pensavo, però, di trovarmi in raduno per appassionati e di annoiarmi. In realtà non è cosi, l’Etnacomics che è sicuramente un incontro tra appassionati di anime e manga che li hanno occasione anche di partecipare a conferenze, incontri sul fumetto, è in realtà un festival che ti porta in un mondo colorato animato da personaggi fantastici quali personaggi dei fumetti, dei cartoni animati, degli anima e manga giapponesi, dei film di fantascienza, grazie ai cosplayer che danno vita a questi personaggi e che gareggiano nella tradizionale sfilata. E’ impossibile non lasciarsi trascinare da quest’atmosfera che coinvolge ogni anno tantissimi ragazzi di tutte le età e da tutte le parti della Sicilia e non solo. Si respira un’aria di festa e ci si sente subito partecipi di questo mondo fatto di ramen(spaghetti giapponesi conditi con brodo di pollo), di occhi a mandorla, di fantasia, di ragazzi che in un angolo sono ansiosi di cominciare il volume di manga appena acquistato. Le numerose bancarelle poi, ricche di giocattoli, a volte anche di qualche anno fa, di creazioni artigianali, di gadget, è per me un viaggio nel paese dei balocchi; e infatti per onorare la tradizione iniziata l’anno scorso, ho acquistato come ricordo di questo pazzo carnevale un portachiavi raffigurante il pokemon Squirtle,  giusto per fare compagnia a Psyduck che l’anno scorso mi regalò Salvo, e comunque mi sa che quest’ abitudine porta bene, un pò come la monetina gettata nella fontata di Trevi, dicono che poi si ritorni a Roma;).  Spero che le foto servano a trasmettere in parte l’atmosfera di questa bella festa:)

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Cosa non si fa per un film di Tornatore

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la-migliore-offerta-esordio-fortunato-per-il--L-0CYQWFLa primavera è arrivata a Catania, finalmente, è già da qualche settimana che ormai godiamo delle temperature primaverili, pre estive, è il caso di dire, ma solo oggi quando dopo la lezione camminavo per le vie del centro raggiungendo la mia amica Giò, me ne sono resa conto appieno sentendo il calore del sole sul viso che mi dava gioia e libertà. Prima di questo con Lovely in pausa pranzo siamo andati sul lungo mare e oggi il mare aveva colori bellissimi, veniva proprio voglia di farsi un bagno, ed è stato un momento cosi rilassante che ho vissuto come una vera crudeltà dover poi andare a lezione.E’ stata davvero una giornata rilassante, fatta per la noiosa ora di lezione, una giornata che a sorpresa poi mi ha condotta al cinema. Eh si , perchè dopo il the con la mia amica, io e Lovely ci siamo recati a fare degli acquisti tecnologici in cui era richiesta la sua competenza, e per strada vediamo il manifesto del Cine Centrale di S.Giovanni La Punta,un paese della provincia di Catania, che aveva in programmazione La Migliore offerta di Giuseppe Tornatore. Il mio entusiasmo è stato incontenibile dato che con rammarico quando questo film era passato per i cinema del centro me lo ero perso,fortuna che esistono i cinema dei paesini:D:D:D. Decidiamo quindi di non andare all’ultimo spettacolo,lanciandoci in una divertentissima corsa contro il tempo; in meno di un’ora concludiamo gli acquisti, becchiamo un’interminabile fila alla cassa rapida , mangiamo qualcosina al volo mentre sfrecciamo in autostrada, siamo in orario quando giungiamo all’ingresso del paese, dove ci attende il traffico, e il tempo scorre; alla disperata ricerca di un parcheggio Lovely rivendica il posto che un cafone stava cercando di fregargli, e correndo come due bambini divertiti finalmente arriviamo in sala, increduli di avercela fatta,che il film è iniziato da un paio di minuti, in tempo quindi per entrare nell’atmosfera del film.

Ed è un’atmosfera inedita nella regia di Tornatore, quella de La Migliore offerta. Protagonista è Virgil Oldman, interpretato da un magnifico Geoffrey Rush. Oldman è un famoso esperto d’arte che somatizza la sua paura di legarsi sentimentalmente a qualcuno, con la fobia dei germi, cosa che lo porta ad evitare contatti fisici, o mediarli attraverso l’utilizzo di guanti e fazzoletti. L’unico contatto umano in effetti che Virgil sembra avere è quello con l’amico Billy, il quale durante le aste, tenute dallo stesso Oldman, gli procura prestigiosi quadri di volti femminili che Virgil custodisce gelosamente. L’esperto d’arte viene ingaggiato per l’inventario di una ricca villa, dopo la morte dei proprietari, a cui è sopravvissuta l’unica figlia ,Claire, una ragazza di ventisette anni che vuole fortemente che sia proprio il protagonista ad occuparsi dell’asta per mettere in vendita i beni di famiglia. Dopo svariati appuntamenti a cui Claire non si presenta, Virgil viene a sapere che la ragazza è affetta da agorafobia e che non esce di casa da 12 anni, e cosi Virgil cerca in tutti i modi di salvarla, ma allo stesso tempo di salvare lui stesso dalla sua incapacità di amare, fino ad intrecciare una relazione amorosa. In quest’impresa è aiutato da Robert un giovane tecnico che sembra appassionarsi alla vicenda professionale e personale di Virgil. A mano a mano che Oldman comincia ad innamorarsi e a scoprire la fiducia nell’altro, si spoglia anche fisicamente, levando i guanti, stringendo le mani degli altri, abbracciando gli altri e dando pure del tu a Robert e collaboratori, comincia ad abbassare la guardia, salvato dall’amore. Il film si interroga sull’arte come simulazione, rivelando sulla simulazione nella vita e nei sentimenti, e proprio come in tutti i film del regista,mosaici corali in cui anche il più piccolo personaggio contribuisce in maniera determinante a raccontare la storia, è una piccola nana che osserva da un bar l’evolversi delle vicenda, mostrando infine al protagonista la verità. Il film è sorprendente , soprattutto nel finale, assolutamente banale, ma che forse lascia qualche gap a livello narrativo. Il climax di buoni sentimenti, di salvezza, di fiducia ed amore che ci conduce alla conclusione del film , viene spezzato in maniera drammatica  per lasciare spazio all’amarezza della disillusione più atroce, quello dell’amore e dell’amicizia tradita. Ne è valsa la pena? Assolutamente si. Ah, dimenticavo, la colonna sonora è di Ennio Morricone, no va bè, giusto per dirlo.

Troppi tarli, muffe, ragnatele e pochi capolavori